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Biografia
Alessandro Corsi: attore, regista, cantante, voice over e poeta
Baritono nel coro di Santa Maria del Fiore di Firenze per la direzione del M° M. Manganelli, dopo aver intrapreso diverse esperienze come attore ( nomination come miglior attore per la WebSeries “Hydra-The Series”) ha partecipato come regista e attore al Festiva Internazionale dell’Incanto (CN) con l’opera “Miss Julie” di Strindberg.
Laboratori sociali, inizialmente con la compagnia Makale e successivamente in progetti autonomi. Il mio ultimo lavoro insieme a Marco Floris “Oltre- io prima me dopo” su scritti dell’autore Mark Sirolf, vedrà una sua rappresentazione al Teatro Filodrammatici di Milano.
Ho viaggiato dalla commedia al teatro d’autore, coregista dell’operetta “L’Acqua Cheta” per la regia di Alessandra Porri con l’Associazione Culturale SogniErranti e cantante/attore nel musical “Tributo a Notre Dame” diretto da Jessica Citroni con l’Associazione Culturale ParoParo.
Sempre con Paro Paro, sotto la regia di Massi Fruchi e musiche originali del M° Cinzia Fratini ho portato in scena il monologo teatrale “Novecento -il pianista sull’oceano-” di A. Baricco, tutt’ora in replica.
Ho spaziato dalla recitazione, alla musica, alla poesia, utilizzando linguaggi diversi per indagare le stesse fragilità, trasformando l’esperienza emotiva in espressione artistica e ricerca personale.
L’opera
Teatri d’ombre attraversa un lungo tratto di vita. È una raccolta poetica che racconta un viaggio interiore profondo, spesso doloroso, dentro le zone più fragili dell’esperienza umana: la perdita, il lutto, la memoria, la paura di smarrirsi e la necessità bulimica di rinascere. Una scrittura densa, a tratti forse aspra che erca il senso, cerca un porto, vorrebbe lenire l’inanità, il vagare immobile.
Un atto di testimonianza per chi non ha più voce, per chi è rimasto sospeso tra memoria e assenza, per ciò che dentro di noi continua a chiedere ascolto anche quando tutto sembra dissolversi
Perché ho scritto quest’opera
Ho scritto Teatri d’ombre come necessità, non come progetto.
Nasce dall’urgenza di dare forma a esperienze emotive estreme, il lutto, la rabbia, la perdita di senso, la colpa, che non potevano restare mute. La scrittura come unico spazio possibile di resistenza e di attraversamento: un luogo in cui il dolore non viene negato, ma abitato fino in fondo.
Estratto
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