11,00 €
Biografia
Sono nato a Caserta il 05/07/1969 e ho vissuto l’infanzia e l’adolescenza a Puccianiello, una piccola frazione di campagna, in un ambiente ancora rurale, segnato da valori e atmosfere di un mondo che stava scomparendo. Ho frequentato il Liceo Scientifico A. Diaz e successivamente mi sono iscritto a Economia e Commercio presso l’Università Federico II di Napoli. Il passaggio dall’ambiente di origine a quello cittadino ha generato in me i primi sentimenti di angoscia e insicurezza.
Dopo circa tre anni ho interrotto gli studi universitari e svolto il servizio militare; in questo periodo ho iniziato ad approfondire la filosofia e a sperimentare i primi tentativi poetici. Ho poi lavorato come operaio a Marcianise e successivamente a Modena come portalettere e operaio. Vivere da solo a Modena mi ha costretto a un confronto più profondo con me stesso e con le domande di senso.
Ho ripreso gli studi e mi sono laureato il 15/11/2000. Successivamente ho vinto un concorso al Co- mune di Maranello e, nel 2005, sono passato all’INPS di Caserta. Sposato dal 2012, vivo a Rocca- gloriosa (SA) con mia moglie e i nostri tre figli. Sono laureato anche in Scienze Religiose e conti- nuo ad approfondire, da autodidatta, la filosofia e la fisica.
L’opera
Questa raccolta di poesie nasce da un’esperienza profondamente personale dell’esi- stere: il sentirsi esposti al tempo, alla perdita e alla domanda di senso, dentro un mondo che non offre risposte immediate. La voce poetica attraversa la natura, il corpo e la vita quotidiana dando forma a un io fragile e inquieto, che si scopre inca- pace di adattarsi pienamente al mondo, ma proprio per questo profondamente umano. Sul piano filosofico, il testo dialoga con la riflessione di Heidegger sull’esserci: un’esistenza finita, gettata nel tempo, chiamata a confrontarsi con la propria preca- rietà. A questo sguardo si affianca l’orizzonte aperto dalla fisica quantistica, che ha
incrinato l’immagine di un universo meccanico e stabile, mostrando una realtà fatta di relazioni, processi e possibilità. Questo sfondo scientifico amplifica la percezione della fragilità, senza trasformarsi in spiegazione metafisica.
In tale spazio di domanda si inserisce la spiritualità cristiana, intesa non come soluzione al dolore, ma come presenza che accompagna: uno sguardo che resta anche nel buio e invita a continuare. L’ispirazione poetica si richiama infine a Giacomo Leopardi, alla sua lucida meditazione sulla caducità dell’esistenza e sull’amore come unico varco verso un orizzonte che trascende l’isolamento umano. Il testo non cerca risposte definitive, ma la possibilità di restare, con fiducia, dentro il limite.
Perché ho scritto quest’opera
Le motivazioni che spingono alla scrittura sono molteplici. Nel mio caso bisogna partire un poco da lontano. Durante l’adolescenza sono stato una persona generalmente scherzosa; tuttavia, con il proseguire della vita e con l’accumularsi di delusioni, sofferenze e frustrazioni, sono emerse crisi esi- stenziali e momenti di lieve depressione. Questo mi ha portato sempre più spesso ad analizzarmi in profondità.
A ciò si è aggiunta una ricerca di senso, sfociata prima nella passione per la filosofia e successivamente nell’interesse per la spiritualità di diverse religioni. Alla fine, sono approdato alla spiritualità cristiana, che ancora oggi mi accompagna, tra alti e bassi.
Già intorno ai vent’anni, durante il servizio militare, avevo avvertito il bisogno di scrivere in versi, anche se poi non ho proseguito a lungo. Dopo un lungo percorso di maturazione personale ho ripreso la scrittura. Essa nasce anche dall’incapacità di comunicare agli altri il proprio vissuto: un tentativo di superare la solitudine esistenziale e l’angoscia del vivere.
La poesia, per me, nasce sempre da un’ispirazione particolare, che spinge a immergersi in una di- mensione quasi estatica e a tradurre in versi le proprie esperienze. È un’illuminazione che arriva quando si riesce a fare silenzio dentro sé stessi.
Perché ho scelto di pubblicare con Bookapoem
Mi sembra un percorso più serio principalmente perché coinvolge l’autore a proporsi in prima per- sona. L’importanza di sondare inizialmente la platea di interessati permette di esprimere diretta- mente l’origine del testo e la capacità di raggiungere più direttamente il lettore.
Estratto
OCCHI NEGLI OCCHI
Occhi negli occhi, ma tu non parlavi. Muovevi il tuo corpo,
smaniosa di affetto.
“Dove andrai un giorno?” Ti sussurravo.
E tu mi fissavi ma non parlavi.
E io mi chiedo: resterà una traccia dei nostri sguardi,
delle mie carezze?
Quante particelle tessono un’essenza: mille frammenti vivi, un unico respiro. Tutto ciò vivrà oltre lo spazio-tempo?
Questo scambio d’amore, dentro il tuo infinito, rimarrà per sempre
come Essere senza fine?
Non lo so. Ma il cuore batte ancora quando ti penso,
e non ti perde.
Finché avrò coscienza, anche minima, tu sarai qui:
in me, presente.
Del dopo non ci è dato conoscere.
Oltre lo spazio e il tempo è solo silenzio.
Buon viaggio.
AL DI LA’ DI UNO SGUARDO
Mi alzo, e il mio sguardo
si fissa su quest’erto monte, muto e possente,
immobile e gagliardo.
Sento gli armenti belare, qui, tra l’erba rugiadosa; giù, la terra odorosa
il vecchio ormai non potrà lavorare.
Il suo orticello non crescerà
ma il pastore seguiterà suo gregge; sul monte germoglia un’arcana legge che del mar le onde dondolerà.
Dal balcone Sapri guardo:
lì mio padre dura lotta sostiene, il dolore e il nulla gli appartiene,
scema il sorriso, il buio al traguardo.
E a me, che sento tanto dolore, domande usuali mi ricoprono;
l’angoscia risale, a mano a mano:
il Nulla è il capolinea del mio cuore.
Certo: anche il gregge ha il suo dolore, anche il fiore porta il suo peso;
anche il monte, così maestoso,
alle prese con la vita sente tremore.
Forse per loro naturale questo è tutto, mentre per l’esserci che siamo
mille domande, mille spasmi chiamiamo, per affiancar al patire anche il lutto.
È tempo di versare lacrime: un effluvio placa il mio cuore, ne sento più dolore,
nello sciogliersi la materia opprime.
In me strane vibrazioni:
tutto fluttua in miliardi d’atomi,
a dileguar nell’infinito eccomi.
L’Essere mi copre e dice: “Ti abbandoni”.
Domande senza risposta, tutto il dì; eppure una voce insiste: “E’ così”.
SOLO VEDERTI UN’ULTIMA VOLTA.
E ti ho chiesto, tra le lacrime e l’insonnia notturna,
di vedere mio padre un’ultima volta,
di dargli un’ultima carezza sul viso morente.
Volevo solo rivederlo ancora, abbracciarlo come non ho mai fatto, e mostrargli l’ultimo affetto
e dire l’ultima parola.
Ma Tu non rispondi.
Alle mie preghiere sei sordo.
Sei fisso su quella croce
e non mi degni di uno sguardo.
Si dice che alcuni ti videro con una luce nuova, divina. Si dice che tu parlasti ancora a cuori angosciati.
Ma a me Tu non parli
e non ascolti il mio dolore. Ed io sprofondo nel nulla:
il mio essere si riempie di vuoto.
Ora nel cuore è silenzio,
e il mondo non fa più rumore. Io rimango qui, muto,
e attendo, assente nel dolore.
Potresti allungare la tua mano e stringere la mia, così debole. Se vuoi, entra nel mio silenzio o lasciami almeno scomparire.
Non fui io a chiedere la vita, a essere gettato nell’esistenza.
Non ho chiesto di diventare presenza, di emergere dal nulla eterno.
Eppure, tu non ti mostri e non mi parli. Vuoi da me un credo cieco,
vuoi che io preghi statue mute, senza segni e senza risposta.
Sentivo da lontano una musica dolce, ma lentamente quel suono svaniva.
Le vibrazioni son dell’aria:
così nascono il suono e le parole.
Ma ora l’aria manca, manca il respiro. Oltre il nostro pianeta non c’è rumore: le stelle esplodono senza farsi sentire, le galassie si scontrano senza boato.
E come sospeso nello spazio vuoto, io non ti sento, e tutto tace.
Ma, nel silenzio, Tu vienimi a cercare: nel buio e nel nulla, io aspetto qui.
Io volevo sentire ancora la sua voce, volevo solo dirgli: grazie, padre.
Respiravi affannosamente, e io sentivo i tuoi rantoli.
Ti guardavo mentre cercavi aria, e già non vedevi più il mio volto.
Ti vedo ora su quel lettino, coperto dal lenzuolo bianco.
Lo sollevo e scopro il viso freddo, gli occhi chiusi, senza respiro.
Mai più i tuoi occhi incontreranno i miei,
mai più le tue parole faranno vibrare le mie orecchie.
Le tue mani non mi spingeranno più a correre nella vita, a rialzarmi.
Forse dietro il silenzio, dietro un uomo che tace,
dietro un Dio sordo alla preghiera, si nasconde la verità dell’Essere.
E allora mi addormento. Nel sonno non si ode voce, nel sonno la mia bocca tace;
ma l’essere della mia essenza mi culla ancora.