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Imparare ad abitarsi

13,00 €

di Alessandro Di Pietro
11%
179 copie
all´obiettivo
98
Giorni rimasti
Inizio campagna 1 ottobre 2026
Fine campagna 9 gennaio 2027
Quantità

Modalità di spedizione
Consegna prevista per febbraio 2027.
La spedizione avverrà tramite corriere espresso.Spedizione gratuita per gli ordini nazionali da 3 copie in su (escluse zone di spedizione speciali).

Biografia

Sono Alessandro Di Pietro nato a Roma, ma aquilano da sempre. Ho un rapporto particolare con le parole: mi piace ascoltarle, cercare quelle giuste e trasformare pensieri ed emozioni in qualcosa che possa essere condiviso. Sono una persona curiosa, sensibile e profondamente legata alle piccole cose. Mi affascinano la natura, i paesaggi, i silenzi e quei momenti apparentemente semplici che, se osservati con attenzione, possono raccontare molto di noi. Mi piace camminare, osservare ciò che mi circonda e lasciare che siano le emozioni a suggerirmi una direzione. Scrivo poesie, pensieri e racconti, spesso partendo da un’immagine, da una sensazione o da una domanda: mi interessa soprattutto esplorare ciò che sento e trovare nelle parole un modo sincero per raccontarlo. La scrittura per me è uno spazio libero, nel quale posso essere completamente me stesso. È il luogo in cui pensieri, immagini e sensazioni possono incontrarsi e diventare qualcosa di nuovo.

L’opera

“Imparare ad abitarsi” è una raccolta di sessanta poesie che racconta un viaggio dentro di sé, attraverso la natura, le emozioni e le trasformazioni che ci accompagnano nel tempo. Il libro attraversa quattro momenti: il richiamo della natura, l’attraversamento del buio, la rinascita e, infine, la scoperta di un nuovo modo di abitare sé stessi. Vento, alberi, mare, cielo, luce e ombra diventano immagini attraverso cui parlare di fragilità, paura, solitudine, memoria, cambiamento e speranza. Non è un libro che pretende di dare risposte, ma un invito a fermarsi e ascoltarsi. Ogni poesia è un passo, una soglia, un frammento di quel percorso che porta a riconoscere, poco alla volta, che la casa che abbiamo cercato fuori può trovarsi dentro di noi.

Perché ho scritto quest’opera

Ho scritto Imparare ad abitarsi perché avevo bisogno di dare una forma a tutto ciò che, dentro di me, cercava parole. Ci sono emozioni che non sappiamo raccontare e momenti in cui imparare ad ascoltarsi diventa necessario. La scrittura è stata il mio modo di fermarmi, osservare ciò che accadeva dentro di me e trasformarlo in immagini, pensieri e versi. Scrivere mi ha permesso di attraversare quello che sentivo, lasciando che ogni emozione trovasse il proprio spazio e la propria voce. Poi ho capito che ciò che nasce dentro una persona può, forse, diventare qualcosa in cui anche qualcun altro può riconoscersi.

Perché ho scelto bookapoem

Ho scelto di pubblicare con Bookapoem perché mi ha convinto l’idea di costruire il percorso di un libro insieme ai suoi lettori. Mi piace pensare che Imparare ad abitarsi possa incontrare le persone ancora prima di arrivare tra le loro mani, attraverso un percorso fatto di condivisione, attesa e partecipazione. Per un’opera così personale, sentire di poter creare un legame con chi sceglierà di leggerla ha per me un significato speciale.

Estratti

Cammino lento

Cammino lento, come se ogni passo dovesse imparare di nuovo a toccare il mondo.

La terra sotto i piedi respira insieme ai miei pensieri, si solleva e si distende come il petto di chi sa accogliere senza fare domande.

A ogni passo sento un lieve tremore. Non è paura è riconoscimento.

Come se la strada sapesse chi sono prima ancora che io riesca a ricordarlo.

Le foglie si aprono al mio passaggio, con il suono discreto delle confidenze sussurrate.

I fili d’erba si piegano appena, non per arrendersi, ma per salutare.

Il mondo sembra ricordarmi che non serve correre, che la lentezza è la lingua più antica della verità.

Così continuo il mio cammino, custodendo nel ritmo del passo un’intimità ritrovata: quella parte di me che, forse, mi ha sempre atteso.

 

Il germoglio

Dalla terra che sembrava ormai silenziosa affiora un germoglio.

È fragile, quasi invisibile, eppure possiede una forza che nessuna tempesta ha saputo spegnere.

Lo osservo mentre cerca la luce, senza conoscere quanto sarà lungo il suo cammino.

Non si domanda se il vento sarà troppo forte, se la pioggia lo metterà alla prova o se il sole tornerà ogni mattina.

Semplicemente cresce.

E in quella fiducia riconosco qualcosa che appartiene anche a me.

Ho aspettato di sentirmi pronto prima di ricominciare.

Il germoglio insegna che la vita non aspetta di essere perfetta, chiede soltanto il coraggio di nascere ancora.

Così accolgo la mia fragilità senza vergogna. Non come un limite, ma come il luogo da cui può sbocciare ogni cambiamento.

E mentre il vento continua a sfiorare le sue foglie appena nate, la vera forza non consiste nel non piegarsi mai, ma nel continuare a cercare la luce, anche dopo aver conosciuto l’oscurità.

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