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Biografia
L’opera
“Discontinua” è una raccolta di poesie composta da testi autonomi, che non seguono un filo narrativo lineare né un percorso tematico unitario. I componimenti attraversano temi diversi restituendo una pluralità di stati emotivi.
La scrittura è libera e istintiva, priva di schemi metrici rigidi, e segue il ritmo del pensiero e delle emozioni. Dopo un lungo confronto con la prosa, questa forma si è imposta come la più autentica: un rigo spezzato, a tratti quasi ferito, veloce e fugace, capace di restituire ciò che non riesce a stare dentro una continuità.
La discontinuità che dà il titolo alla raccolta non è solo personale, ma riflette anche il tempo in cui prende forma. Un’epoca in cui è sempre più difficile trovare punti fermi, costruire continuità, riconoscere direzioni stabili.
Tra precarietà, cambiamenti rapidi e una sensazione diffusa di instabilità, anche il modo di sentire e raccontarsi diventa frammentato. In questo senso, le poesie restituiscono un’esperienza individuale che, senza volerlo, si avvicina a quella di molti.
Perché ho scritto quest’opera
“Discontinua” nasce da un bisogno preciso: riconciliarmi con la scrittura dopo un periodo di distanza. Per molto tempo ho relegato la poesia a uno spazio marginale, ma a un certo punto è tornata a chiedere attenzione in modo urgente.
Questa raccolta è il risultato di quel ritorno. È un tentativo di dare forma a una voce che si muove in modo irregolare, che cambia, che non riesce a restare dentro schemi fissi. Scrivere queste poesie è stato un modo per ascoltarmi di nuovo e accettare la discontinuità come parte del mio modo di essere.
Perché ho scelto bookapoem
Mi ha colpito l’idea di costruire un percorso condiviso, in cui il valore di un’opera viene riconosciuto anche attraverso l’interesse delle persone. Per discontinua raccolta di poesie e per la discontinua persona che sono, questo approccio basato sulla fiducia e sulla scommessa (o salto nel vuoto, se vogliamo) mi è sembrato particolarmente coerente.
Estratti
Essere mare
Ogni volta che guardo il mare
la stessa sensazione che mi annienta.
Lo vorrei inghiottire
metabolizzare
conservare.
Vorrei essere mare ed essere nel mare.
Essere blu e lucente
verde e anche gialla
sapere accarezzare e ritrarmi,
ma soprattutto essere blu.
Che poi non è blu ma mare,
solo mare.
Vorrei prenderne un trancio a portar via,
una tazza fumante da sorseggiare,
dipingermi tutta
soprattutto i pensieri.
Vorrei metterlo in tasca e
ritrovarlo, rassicurante, mentre passeggio.
Vorrei vivere questo colore,
circondarmi di questo colore,
essere questo colore.
Mare.
Sturci
È una vita che aspetto la vita,
una vita che non sento la vita.
Infinite le notti in cui agito gli occhi
appresso ai sogni
ma incastro le ciglia in una tiepida veglia.
Mi sembra una vita che non dico
felice
che se lo dici non appare.
Felice nelle parentesi,
nei ritagli di tempo,
nei cassetti dei comodini,
nei tempi inoccupati che non sappiamo più
vivere.
Che felice è una pretesa,
come la vita,
come le notti con i sogni.
E adesso basta, piccerè, con tutti sti sturci.