Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Immagini dimensione 3393x2262 px

Danzatrici di refolo – Parole in danza – Raccolta di poesie

15,00 

di Matteo Sbordone
8%
185 copie
all´obiettivo
100
Giorni rimasti
Inizio campagna 15 luglio 2026
Fine campagna 23 ottobre 2026
Quantità
Modalità di spedizione
Consegna prevista per dicembre 2026.
La spedizione avverrà tramite corriere espresso.

Spedizione gratuita per gli ordini nazionali da 3 copie in su (escluse zone di spedizione speciali).

Biografia

Mi chiamo Sbordone Matteo, sono nato a Casapulla, un paesino della provincia di Caserta, alla fine del secondo dopoguerra, il 16/10/1966. Nato in una famiglia di cinque figli, ultimo ed unico maschio, di classe operaia, famiglia umile, di padre emigrante in Germania. Una vita semplice e di strada a quei tempi.

Diplomato ragioniere nel 1985, trasferitomi a San Tammaro (Ce), nel 1993, dopo aver conosciuto e sposato una donna del paese; dove attualmente dimoro. Padre di due figli, e nonno di tre nipotini. In passato, ho lavorato, nel campo amministrativo, in aziende commerciali, operanti nel settore di giocattoli e calzature a livello nazionale. Ho provato ad inoltrarmi nella politica locale, ma ho abbandonato, non era nelle mie indole.

Attualmente occupato, specializzato in comunicazione e strategie di mercato, c/o azienda di vendita nel ramo della telecomunicazione e prodotti d’intrattenimento e svago.

 

L’opera

Questo libro di poesia, questa raccolta, rappresenta parte della mia vita, mi racconto attraverso versi d’amore, dolore, ardore e realtà della vita quotidiana. Ho descritto versi di dolore per la perdita di familiari, amore per la mia donna, problemi attuali dei figli, del lavoro, dei migranti, relazioni con persone di diverse identità: governanti, nobili e briganti, nonché persone umili, accettazione della fine della vita. Ho esternato versi a favore della natura ed anche di alieni, ho mostrato la mia religiosità nel Cristo; descritti feste religiose e non poteva non mancare un inno all’Italia, alla mia nazione. Descritti anche comportamenti umani, anomali, dove viene considerata solo l’io, dove il potere serve alla manipolazione del popolo. Versi citati contro la guerra, dove lo sterminio delle persone è al centro dell’ipocrisia umana. Amante della pace, in tutte le sue manifestazioni.

 

Perché ho scritto quest’opera

Ho scritto questo libro, perché amo scrivere: la libertà del pensiero, del sentimento, senza alcuna limitazione, ne è la causa. La poesia nata nel momento, il pensiero partorito nell’attimo fuggente, uno stato d’animo da opinare in uno scenario creato dalla fantasia, ecco la motivazione della scrittura. La bellezza di creare versi in rima di una musicalità dolce e ricercata, metafore espressive d’immagini, raffigurare l’animo, quasi divenire tele.

Questo libro rappresenta la mia libertà, una libertà diversa dal quotidiano, dove si è imbrigliati dalle regole e dai comportamenti. Le mie poesie, mi hanno permesso di volare nel cielo e tra le stelle, solcare mari e scenari fiabeschi. Ho scritto questo libro perché sono libero.

 

Perché ho scelto bookapoem

La maggior parte delle case editrici pubblicano libri e manoscritti solo ad autori noti, a personaggi famosi, o volti della tv, altri non sono considerati e addirittura vige un silenzio per eventuali valutazioni. Ho scelto e preferito pubblicare con BOOKAPOEM, una casa editrice vicina agli autori emergenti, non ci sono costi, valutazione celere, chiede soltanto impegno per la promozione della propria opera.

 

Estratti

IL RAGAZZO DI GAZA

Era un giorno usuale,

in raccolta all’ora del pasto;

uno scoppio, un boato come tale,

una ninna nanna da deliquio nefasto.

 

Confusione e reviviscenza,

tra sirene e urla, non udivo alcun suono,

ero bianco di polvere, bersaglio all’esistenza,

una linfa rossa sul braccio, effigiare fulmine e tuono.

 

La mia casa distrutta, ero solo, tremavo;

mi ritrovai per strada, tutto intorno solo rovine.

Mamma, Papà, Mamma Papà, chiamavo:

alcunché proferimento di sillabe divine.

 

Sfociò in una piena, un pianto arginato,

congiunto in sinfonia di dolore.

Ho cercato, abbiamo cercato,

Mamma e Papà per sempre nel cuore.

 

Errabondo, a piedi nudi, su pietre infuocate,

senza meta, come un barattolo calciato.

Pianti di madri, da dolore incantate,

Padri alla cerca, di un respiro celato.

 

Polvere e fumo, posarsi sui corpi lacerati,

come un solenne sudario.

Unito ai superstiti, nel silenzio di pensieri scorati,

in cerchio ad un fuoco senza rosario.

 

Un nuovo Erode, timorato di Dio,

ha ordinato lo sterminio;

strage di un popolo innocente, un genocidio,

potere e vendetta, il comandamento del dominio.

 

Son trascorsi giorni e oltre.

 

Non ce fuga, i rifugi son letali,

il cibo difetta, l’acqua immolata;

draghi del cielo, sempre più, della vita fatali,

croce rossa, una bandiera sbrindellata.

 

Gli altri popoli, inerti patrioti:

guardano, parlano, investono nella nazione,

premiati per essere immoti.

I salotti della critica, la soluzione.

 

Abbiamo sognato di un Angelo caduto,

capelli biondi e valigetta,

politicante alla guerra, astuto,

il cessate il fuoco, si progetta.

 

Sono uno dei tanti, sono un ragazzo,

non ho sogni ne futuro, solo giovinezza proibita;

vivo nel dubbio quotidiano, cazzo!

non ho preghiera per la vita.

 

Ora prego per la morte.

 

L’ultimo Templare

Ulivo solitario,

in su, al colle aggrappato,

chioma china e tronco centenario,

in preghiera, da solenne crociato.

Pensier rivolto, a stagion del senno:

quando il sol lumeggiava,

su quelle foglie senza accenno;

quando il vento sibilava,

tra quei rami irti in sintonia;

quando i canterini cinguettavano,

quell’innato spartito d’armonia;

quando colori e fragranze, estasiavano,

quei respiri di vitalità;

quando di notte,

silenzio e pensieri, erravano nell’immensità,

e uno scenario all’incanto, s’imponeva senza lotte.

Or l’avanzo della realtà:

vedo fratelli decapitati,

fratelli inceneriti dall’immanità,

spoglie guerriere, di rami accasciati.

Della collina il custode,

della solitudine il fardello,

un ultimo templare senza lode,

non c’è terreno, non c’è fratello.

Un pianto da sipario, scende dal cielo,

a rinnovar lacrime, di quegli occhi sempre verdi;

trascinar via, quei resti senza velo,

render alla mostra gli esordi.

Il tempo curatore, donar nativo,

alla radice del troncone.

All’incanto, un rametto, sorgivo,

stringere a sé, una gemma d’embrione.

L’arcano che si mostra, il prodigio della vita.

Sia resa libera la natura, possanza alla rinascita.

 

UN SOLISTA TRA LE STELLE

Un sol fiato congiunto,

annebbiar la quiete della notte,

un davanzale a cornice,

per vagheggiar nello scenario notturno.

 

Il silenzio né fa da padrone,

un sol canto s’ode,

melodia di palpiti, per un solista d’amore;

parole e colori inabili alla mostra.

 

Un mosaico di stelle, all’incanto,

predar un frammento del noi al compimento;

gocce di luci intermittenti,

come fuochi d’artificio in festa.

 

Scie di comete al passeggio,

e la Luna, custode dell’amore,

quasi ad indicar con mano

“Lira”.

 

Il tempo, immoto,

commensale al sommo gaudio.

S’apre una fenditura nella volta celeste,

paradiso in mostra, splendore a palesarsi.

 

Da uno squarcio,

angeli in danza, varcar quella soglia,

emissari in gloria,

a benedir il nostro amore.

 

Morfeo al sussurro,

il prosieguo nei sogni.

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors