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Canto al vento

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di Stefano Barbieri
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Inizio campagna 5 maggio 2026
Fine campagna 13 agosto 2026
Quantità
Modalità di spedizione
Consegna prevista per ottobre 2026.
La spedizione avverrà tramite corriere espresso.

Spedizione gratuita per gli ordini nazionali da 3 copie in su (escluse zone di spedizione speciali).

Biografia
Mi chiamo Stefano Barbieri, nasco nel 2007 a Como, e passo la mia infanzia sulla riva del
Lario e sui banchi di scuola. Mi nutro di storie: fiabesche, fantastiche, lette sui libri o su
Internet, e, fin da giovanissima età, immaginate. A soli 13 anni nasce la mia passione per la
fisica, che attinge ad una profonda volontà di analizzare la realtà ed evidenziarne l’essenza.
Contemporaneamente, e facendo riferimento a questo stesso impegno analitico, inizio a
dedicarmi alla scrittura, mettendo su carta quelle stesse storie che da sempre mi raccontavo;
vede la luce il primo progetto creativo: una trilogia di romanzi fantasy. Arriva poi, qualche
anno dopo, la passione per la poesia, nata quasi per caso da una curiosità di autoindagine.
Con il bagaglio culturale degli studi letterari liceali, apprezzati e liberamente approfonditi, la
poesia si raffina; pezzo dopo pezzo, prende forma Canto al vento, una raccolta lirica, che
comunque però non si astiene dalla mia profonda vena narrativa.

L’opera
L’insicurezza è forse l’esperienza adolescenziale più universale: nasce spesso da sciocchezze,
e poi si radica, scende sempre più in profondità, e troppo spesso divora vorace l’anima;
allora, diventa odio rivolto all’interno, profonda convinzione di un’inferiorità che diventa
“oggettiva”. Canto al vento è il racconto – composto da frammenti poetici – di un ragazzo,
della sua storia: quella di un adolescente che non riesce a vivere pienamente; sopravvive a
malapena, si richiude in sé, terrorizzato del mondo, delle sue violenze, elargite
gratuitamente a chi, come lui, è “diverso”. Questa sua rassegnazione viene poi lentamente
abbandonata, e comincia una lunga lotta che, mettendo in dubbio valori e priorità, alla fine
porta ad una nuova vita. Felice? Non sempre, ma certamente vera e fondata sul timido ma
sincero amore di sé.

Perché ho scritto quest’opera
Qualche anno fa composi un po’ per caso un sonetto: a scuola, durante una lezione sullo
Stilnovo, imitando appunto quella corrente letteraria. Le parole si susseguivano, e in poco
tempo composi, in rima ed endecasillabi, la mia prima poesia. La vera rivoluzione arrivò
quando decisi di scrivere non come uno stilnovista, ma “come me”: volli raccontare il mio io,
le sofferenze da cui mi ero recentemente liberato. Decisi però di modificarle, accentuarne
alcuni aspetti e diminuirne altri: divenne la storia di un altro, solo lontanamente collegata
alla mia. Tutto ciò con un unico obiettivo: aiutare, consolare chi, come era accaduto a me, si
trovi in situazioni così terribili. La condivisione del dolore è ciò che di più umano esiste sulla
faccia di questa terra.

Perché ho scelto di pubblicare con Bookapoem
Partecipai, qualche anno fa, ad un concorso poetico, e la redazione, seppur avesse deciso di
non premiarmi, mi offrì un’opportunità editoriale per pubblicare questa mia raccolta.
Rifiutai; ma ormai la possibilità della pubblicazione si era fatta strada nel mio cuore. Dopo
varie ricerche, Bookapoem mi fu consigliato da un amico, e da subito decisi che era ciò che
faceva al caso mio: servizi professionali, libertà creativa e investimenti monetari pari a zero.

Estratto

Solitudine

Quando ti guardo
il tuo sorriso è seguito dal mio.
Ma il mio è pesante
e crolla subito cadente
a testa in giù
non appena lo vedo,
seguito poi dal tuo
suicida come l’amante disperato.
Duole saper che in fronte a me
sei tu
specchio.

Parte del tuo progetto

Guardami negli occhi
Medusa
così il mio corpo immortalato
nella grigia pietra
parrà in un lontano futuro
un’opera stupenda.
Carezzami la pelle
Mida
ed ecco che essa acquisirà valore
mentre lo spirito l’abbandona definitivamente.
Forse un giorno un giovane osserverà
le statue della mia vita
dietro una lastra di vetro
e potrò ispirarlo.

Aria

Scendo di mattina
per la discesa sotto casa
quando il sole ancora non è risalito
dall’ultima volta che è caduto.
Nasce e muore ogni giorno
un destino che non invidio
ma sarà forse meglio di
vivere ogni giorno?
Scendo su due ruote
veloci corrono
l’aria fredda dal sapore
pungente di morte
s’infiltra tra le fibre del vestiario
mi striscia sulla pelle
la carezza
m’abbraccia il corpo
poi la trafigge, penetra fino all’osso
la mente si svuota
il freddo
scorre nel sangue
la carne si sente viva.
Mi pare d’esser salvo
in quegli attimi,
quando cieco
sfreccio
sfido la sorte.
A volte ho forse anche sperato che
aprendo gli occhi
ci fosse un muro

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