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Biografia
Infermiere all’Ospedale “Dono Svizzero” di Formia e papà devoto di Lucia e Mariasole, Tiziano Numelli (Gaeta, 1984) unisce la dedizione per la cura degli altri a una profonda sensibilità artistica. Dalla vita in corsia e dall’amore viscerale per la famiglia trae l’ispirazione per la scrittura, esplorando le fragilità e la bellezza dell’animo umano. Dopo i positivi riscontri al Concorso Nazionale di Poesia Dandebus, esordisce nella narrativa con la silloge Le strade che portano luce.
L’opera
Le strade che portano luce è un intenso diario poetico sulla metamorfosi e sulla rinascita interiore. Nata dal dolore di una separazione e dal silenzio di notti insonni, l’opera racconta il passaggio coraggioso dall’oscurità alla luce.
Il libro è strutturato in tre suggestive fasi ispirate all’eclissi solare:
L’eclissi: il momento di rottura e il contatto con le tenebre più profonde.
L’anello di diamanti: la scintilla della rinascita, in cui la poesia esplode come urgenza vitale e difesa dal dolore.
Il rilascio: la faticosa e fiera risalita verso una nuova dignità e un amore che diventa rifugio.
Come un campo di girasole ostinatamente volto all’azzurro, questa raccolta invita il lettore a specchiarsi nei versi, ad accogliere la propria vulnerabilità e a riscoprirsi, attraverso la condivisione del sentimento, meno solo. Una guida poetica per imparare a danzare nel vento.
Perché ho scritto quest’opera
Ho scritto quest’opera per dare voce a una profonda metamorfosi interiore, trasformando il dolore di una dolorosa separazione e il buio di un inverno dell’anima in una via di rinascita. Nata dalle notti insonni, questa raccolta di poesia è un atto di coraggiosa nudità e un diario di guarigione. L’opera nasce dal bisogno viscerale di non farsi consumare dal fuoco interiore. È un invito a specchiarsi nei versi per riscoprirsi meno soli e volgersi ostinatamente verso la luce, proprio come un campo di girasoli.
Perché ho scelto di pubblicare con Bookapoem
Ho scelto Bookabook perché fin dal primo momento ho percepito un clima di autentica accoglienza, un luogo dove le mie parole non erano semplici fogli da stampare, ma storie da custodire. Ho trovato professionisti che ascoltano con il cuore, capaci di farmi sentire a casa e di credere nella luce di questo mio cammino poetico.
Estratto
STRADE CHE PORTANO LUCE
Tu sei stata
la mia vita,
la mia ossessione dolce,
la mia amica fedele
quando il mondo taceva.
Rimini vive ancora
nelle nostre notti senza sonno,
tra corridoi silenziosi
e parole che non conoscevano stanchezza.
Il mare negli occhi,
il sole sulla pelle,
e quel bacio sotto la neve
fiocchi leggeri
a benedire i nostri volti.
Poi Speranza,
piccola vita tra le mani,
a insegnarci che l’amore
sa moltiplicarsi.
E il tuo “Sì”,
arrivato come un lampo buono nel cielo.
Io vestito da papà Natale,
tu febbre addosso
e il cuore in ginocchio davanti a te.
Poi il buio.
Freddo come grotte profonde,
dove il respiro si fa corto
e le mani cercano luce.
Ma dopo ogni tempesta
torna sempre il sereno.
E nel sereno sei arrivata tu,
piccola Lucia,
acqua viva per la nostra sete,
terra dove riposare stanchi,
aria piena quando mancava il fiato.
Siamo diventati genitori,
inermi e invincibili insieme,
soli contro il mondo,
tra sacrifici che profumavano di amore.
Quando l’equilibrio
sembrava finalmente casa,
sei arrivata tu, Mariasole
uragano a cielo limpido,
dolcezza improvvisa,
carezza che riempie le braccia.
Il resto non conta,
forse l’ho dimenticato.
Perché la vita è questo:
una scelta continua di strade
che attraversano tempeste.
ESSERE ME
A volte vorrei sentire meno,
abbassare il cuore,
non portarmi addosso silenzi e assenze.
Vorrei amare con misura,
senza tremare quando qualcosa cambia,
senza dare più di quanto è giusto.
Poi capisco
che togliere questo
significherebbe togliere me.
E allora resto così:
sensibile,
esposto,
Vero.
AMICO RARO
In molti mi hanno stretto accanto,
con frasi gentili e promesse di tempo,
dicendomi che il dolore passa,
che nulla di questo mi apparteneva davvero.
Ma una sola voce
ha saputo attraversarmi,
placare il rumore dei giorni scuri
e riportarmi alla terra quando tremavo.
Con gesti semplici mi hai guidato indietro,
verso una fede che avevo lasciato indietro,
come una porta chiusa troppo a lungo
e finalmente riaperta.
Il tuo modo di esserci,
il suono calmo delle tue parole,
sono stati rifugio,
sono stati casa.
Tu, collega e amico raro,
sei quel dono che non tutti incontrano.
Non ti avevo mai detto grazie
per la cura silenziosa che mi hai offerto.
Oggi lo faccio,
con queste parole
che portano stima, affetto
e gratitudine sincera.