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Adhuc sine Nomine

11,00 

di Giulia Ciccarelli
17%
167 copie
all´obiettivo
99
Giorni rimasti
Inizio campagna 25 agosto 2026
Fine campagna 3 dicembre 2026
Quantità
Modalità di spedizione
Consegna prevista per febbraio 2027.
La spedizione avverrà tramite corriere espresso.Spedizione gratuita per gli ordini nazionali da 3 copie in su (escluse zone di spedizione speciali).

Biografia

Mi chiamo Giulia Ciccarelli, sono una ragazza proveniente da un paese dell’Abruzzo: Celano. Ho frequentato il liceo classico e attualmente sono una studentessa universitaria alla facoltà di Filosofia e teoria dei processi comunicativi nell’Università degli Studi di L’Aquila. Da quando avevo quattordici anni vivo per la scrittura, è come se provassi un forte senso di giustizia verso le parole. Specialmente in questo periodo storico in cui è sempre più faticoso riuscire ad esprimersi e a dare una forma ai propri pensieri… Nel mentre ho lavorato ad altri progetti personali e sono riuscita a conseguire anche una piccola presentazione nella libreria Mondadori vicino il mio paese. Molti potrebbero dire che scrivere non salverà vite ma la mia, di vita, l’ha salvata. Non ho la pretesa di insegnare qualcosa attraverso ciò che scrivo, io voglio un’occasione per poter urlare che siamo vivi. Dunque, dovremmo vivere.

L’opera

“Adhuc sine Nomine” è una raccolta di poesie mirata ad esprimere un’emozione, un sentimento ed una sensazione: nostalgia, speranza, amore, rabbia, malinconia, rinascita, criticismo…ma la poesia è molto di più. Questo libro rappresenta l’enigmatico e caotico flusso di ciò che può abitare dentro un adolescente alla ricerca di un senso di adeguatezza. Com’è la prospettiva anche delle più piccole cose e percezioni se osservate da certe angolazioni?

Durante l’adolescenza se non hai un appiglio, o meglio, qualcosa che ti aiuti a canalizzare l’energia nel modo migliore diventa una vera impresa far fronte alla confusione che si può generare dai propri pensieri. La scrittura può salvarti.

La raccolta è stata composta dagli scritti che ritenevo seguissero un certo “filo rosso”.

Non sarà mai un nome soltanto a definirci nella nostra totalità, non è possibile inscatolare una complessità tale come l’essere umano; torniamo alle emozioni, torniamo a sentirci umani.

Perché ho scritto quest’opera

Dovremmo imparare (e per davvero) a non guardare il dolore con gli occhi del fallimento e conferire reale diritto di esistere a qualsiasi cosa si possa provare sulla propria pelle. Forse dovremmo tornare a sbucciarci le ginocchia per interiorizzare ciò, riprendere il contatto con la vera realtà. Poi, uno degli aspetti migliori della poesia, per me, è questo: non importa quanto personale o meno possa essere uno scritto, un lettore che sa immergersi davvero nel suo “Io”‘ saprà sentire con l’anima anche l’ “Io” dello scrittore. Inoltre, la poesia ha anche un’altra particolarità, secondo me: l’evocazione. Concreta o astratta che sia. Usciamo fuori da questi schemi rigidi dentro cui abitiamo, si può ancora giocare con l’immaginazione!

Perché ho scelto bookapoem

Ho scelto di pubblicare con Bookapoem perché avrei voluto sostenere una casa editrice italiana indipendente in caso di eventuale approvazione del mio manoscritto. Mi capitavano contenuti social riguardo il loro modo di lavorare; incuriosita, ho cercato di assimilare e porre attenzione ad ogni dettaglio che costruiva mattone dopo mattone questa casa editrice. Mi ha convinta ed ho inviato il manoscritto alle sei del mattino dopo una nottata passata a studiare per un esame universitario.

Estratti

Fugace sguardo nell’etere

e lucciole della notte,

brividi intrisi nel sangue.

Quella é la luce.

L’ardore nelle crude venature

disegna sul volto tenue.

Flemmatiche guance risanate,

non più t’appartiene lo sguardo truce.

Federe da fili rossi tessute,

semi di giglio come da cornice;

quei petali acerbi matureranno.

Io ci credo, in ogni affanno.

 

 

Scrivere per lasciare

tracce di macigni ai sordi,

pioggia fredda e grandine

agli inermi, un po’ di ruggine

per non lasciar andare.

Per chi pensa ai ritorni

senza apprezzare neppure i secondi,

che calcola i tocchi in spiccioli

rimanendo con un mucchio di niente.

Per imparare dai ricordi,

non per sottostare ai rintocchi

vacui, pesanti, di un qualcosa

che non voglio né vedere né sentire.

A qualcosa a cui non voglio appartenere

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