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Biografia
Umbro, classe ‘98, cresciuto nella cantera del Liceo Classico F. Frezzi, passa nella stagione 2016-2017 alla Gazzetta di Foligno in prestito con diritto di riscatto, vestendone i colori fino al 2021. Nel frattempo, colleziona – alla maniera di Beckham “Becks” tra i Galaxy e il Diavolo – una serie di presenze fra le pagine digitali di Umbria24 e quelle cartacee de La Voce di Perugia; nel 2018 guadagna con il Torrino (ndr, il gagliardetto della Gazzetta) la promozione nell’albo dei pubblicisti, nel quale milita tuttora dribblando i ponderosi (ri)corsi di formazione come birilli. Nel 2023 si laurea dottore in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Perugia; ivi frequenta a partire dallo stesso anno il corso magistrale in Archeologia e Storia dell’Arte.
“Poetante” nel tempo libero, le serate le spende col naso a pescare nel boccale e il cervello accartocciato intorno a quel maledetto verso che non vuole saperne di piegarsi, domo, al volere della rima.
L’opera
Amore, Morte, Amicizia: non ho pregato altri dei, e di nient’altro mi sono occupato. Bicchieri di vetro e cappotti di legno è lo sguardo sullo ieri, su quello che non è, che sarebbe stato o non è più. È lo scotto da pagare alla differenza che c’è tra il presente e il passato.
È l’espressione di un sentire sognante e stralunato, è il Sacro che volentieri s’improfana fino al quotidiano più materico e crudo. Ma è anche il nocciolo della vita individuato nel rapporto simbiotico con gli amici, nell’affetto filiale e nell’amore – rincorso, elargito, vagheggiato – verso una Venere santa, o puttana.
È la fantasmagoria dei sentimenti universali; incrociando le dita, è finalmente un’occasione di catarsi, o almeno un simpatico spunto di conversazione.
Estratto
IL PALLONCINO
Dio vi benedica
Per il tempo che passate lontani dalle mie carezze,
Perché la mia poesia
È una poesia di mancanze,
E il rumore che fa
È quello d’un bambino che corre appresso a un palloncino
Che il vento gli soffia via da sotto il naso,
Fino a farlo piccolo piccolo
Sul soffitto del cielo.
Così vanno letti i miei versi: col fiatone e i singhiozzi
Di chi ha perduto per strada un giocattolo allegro,
E non sapendo misurare le distanze
Continua a saltare
Coi palmi tesi.
BOLOGNINA
Una chiazza in terra
Di piscio
Nei bagni della stazione
È la Veronica,
E il volto di Cristo
È stampato
Giallo di sudore
In qualche lenzuolo
Deposto sui marciapiedi delle logge.
Mi converto
Vedendo una donna
Coi capelli arruffati
E una bottiglietta vuota
Alla quale si rifiuta
Il conforto d’una Coca-Cola.
ELEGIA PER VENERE
Dietro quali occhiate giochi a nascondino? Con che gesti umani ti camuffi? Da quali teneri difetti fai capolino?
Ti ho amata dacché non t’ho vista;
Che dolce profumo esala la carta
Delle lettere che non m’hai ancora spedito!
“Nessun bacio ho dato a vuoto”, singhiozzerò, “se m’ha condotto alle tue labbra”.
Ma quando infine chiamerai il tuo apostolo lascivo,
A te tornerò
Come torna la docile ancora alla nave
Dopo averne predicato l’esistenza
Alle genti abissali.