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Biografia
Mirko Boncaldo è uno come un altro, che porta un nome come un altro. Ha pubblicato in inglese Subverses (2026) Broken Sleep Books, in francese Subverses (2025) Le Lys Bleu Editions, in italiano Senza Titoli. Sovversi (2022), Transeuropa Edizioni, vincitrice del Contropremio Carver, selezionata e short-listed ad altri premi nazionali e internazionali. Suoi versi e racconti sono stati pubblicati su antologie (Giulio Perrone Editore), riviste letterarie tra cui International Poetry Review, Italian Poetry Review, Revue Florilège, Il Segnale, Frequenze Poetiche, Orbis, Distruttori di Terre, Articoli Liberi, CedroMag, e sui blog letterari e le riviste digitali Versopolis, Recours au poème, L’Estroverso, Carte Sensibili, Revue Hespèrie, Poesia Ultracontemporanea, Versante Ripido, Neutopia, Zibaldoni e altre meraviglie, L’Equivoco, Limina Mundi, Tap into Poetry, Centro Culturale Tina Modotti, Radura Poetica, L’Incendiario, Margutte, L’Altrove – Appunti di Poesia, Hook Literary Magazine, Il Giardino dei Poeti, Rivista Blam, Collettivo Culturale Tutto Mondo, ed altri. Suoi versi sono stati tradotti in inglese, russo, spagnolo, italiano, francese.
L’opera
Senzanome nasce, forse, dalla necessità di non appartenere, del non identificarsi, dalla necessità delle cose sfuggenti, del rinunciare al controllo e a ciò che confina, dalla ricerca d’abbandono e ‘nuda vita’. Sono versi che potrebbero comporre un volto, riconoscibile nel corso del suo farsi, come fossero molteplici ed al contempo uno.
I rimandi delle voci nel loro aspetto diacronico e simultaneo non hanno alcuna velleità, né vestimento, né tentano alcuna appropriazione. In poesia soggetto e oggetto sono in crisi, «non c’è nessuna questione della personalità» avrebbe detto Nabokov, la persona è interposta, indipendente dal suo autore. L’opera sussiste e si dischiude nell’istante in cui accade, attraverso la continuità col lettore.
Perché ho scritto quest’opera
Questo lavoro di ricerca, in parte orfica, in parte di un sentire comune, (e che farebbe a meno anche del suo autore) rappresenta, insieme, una dedica e ed un tentativo di sconfinamento. In una società sempre più incentrata sulla sorveglianza, che riduce a metrica, che usa la parola come vettore di controllo, tutto ciò che non ha nome rimanda a un moto di libertà e prossimità. Le figure evocate all’interno del testo sono estremamente sfuggenti, indomite, a tratti sibilline e se si vuole pure, in un’accezione non morale, delle Lou Salomé.
Estratti
come materie prime, scheletro
e cuore, riferimenti mancanti,
passi incerti, come al primo giorno,
insufficienti, mendicanti di alfabeti,
a non sapere oggi chi eravamo ieri,
brancolando ancora, indistinti, in fieri
(Testo riconosciuto del premio Ritratti di Poesia 280 della Fondazione Roma, 2026)
*
l’anonima vita, gremita di istanze
in limine, minima, distanze
delimita e minute anime
al margine di stanze chiama,
all’anomia: silfidi, tiadi;
ma dei gelsi tinge le dita o
tende alla materia onirica?
*
io non so il mio nome,
quando mi chiamo non rispondo
rimango del sottofondo
rumore, brusio, ondulare sul leggio
del foglio e mi perdo
come la borsa che volteggia col vento,
nel pomeriggio decomposto d’Agosto
bandiera sottratta al suo telos.