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Biografia
Giulia Forti nasce e vive a Trento, tra le montagne e gli spazi silenziosi che spesso diventano ispirazione.
Si avvicina alla poesia come forma di esplorazione personale, trovando nella scrittura un luogo in cui dare voce a pensieri, emozioni e frammenti di memoria.
Nel tempo partecipa a corsi, incontri e percorsi dedicati alla poesia, anche in contesti di poetry slam e letture pubbliche, dove inizia a sviluppare una voce intima e riconoscibile.
La sua scrittura è attenta ai temi della memoria, dell’identità e delle relazioni umane, con uno sguardo che unisce dimensione personale e riflessione più ampia sull’esperienza.
Il margine dei pensieri è la sua prima raccolta poetica.
L’opera
Cosa rimane di noi, quando il tempo cambia ciò che siamo?
Il cuore della raccolta è il rapporto tra identità e memoria.
Le poesie nascono dal bisogno di comprendere cosa resta di noi nel tempo, e cosa invece cambia, si trasforma o si perde.
Attraverso esperienze personali, il libro affronta temi come il ricordo, la fragilità della mente — anche nel confronto con l’Alzheimer —, l’amore, il corpo e le relazioni.
È un percorso che parte dall’interiorità e si apre progressivamente a una riflessione più ampia, fino a toccare anche aspetti sociali e collettivi.
Perché hai scritto questa raccolta di poesia?
Ho scritto questa raccolta perché sentivo il bisogno di fermare ciò che, con il tempo, rischia di sfuggire.
Pensieri, ricordi, emozioni: tutto ciò che spesso resta in silenzio o ai margini della nostra mente.
La scrittura è diventata per me un modo per dare forma a ciò che non riuscivo a dire a voce, ma anche per comprendere meglio me stessa e ciò che vivo.
In queste poesie ho raccolto momenti, paure, legami e riflessioni che appartengono alla mia esperienza, ma che credo possano risuonare anche in chi legge.
Questo libro nasce dal desiderio di lasciare una traccia, di trasformare qualcosa di personale in uno spazio condiviso.
Perché, in fondo, ciò che non viene espresso non scompare: resta, da qualche parte, ai margini dei nostri pensieri.
Perché hai scelto bookapoem?
Ho scelto Bookapoem perché offre la possibilità di costruire un rapporto diretto con i lettori fin dalle prime fasi del progetto.
L’idea di una pubblicazione partecipata mi ha colpita, perché permette al libro di nascere già all’interno di una comunità, e non solo come prodotto finale.
Inoltre, credo che per una raccolta poetica sia fondamentale creare un dialogo autentico con chi legge, e questo percorso mi sembra il modo più coerente per farlo.
Estratti
Il margine dei pensieri
Voce bassa,
tono trepido:
come un raggio di sole
si ritrae
dietro una nuvola buia.
Non sarà
La mia parlata schiva
A concedermi il successo.
Non saranno i miei discorsi
Il mio tallone d’Achille,
ma mille parole scritte
su fogli
spruzzati d’inchiostro.
File di lettere incise
Annunceranno
Al mondo
Il mio tutto:
la mia passione
in pezzi di carta lisi,
schiusi
da chi possiede
la chiave d’intelletto capace di aprire,
comprendere
il margine
dei miei pensieri.
Resta
Vorrei un ponte in mura
Che unisca
I miei ricordi:
Un estremo per i belli,
un cantone per i brutti.
L’Alzheimer me li ruba,
ne sposta i più lontani
sulla cima del tempo.
Desidero coccarde
Per i nomi che rammento,
Silenzi
Per quelli che ho perso.
Obliare il mondo attorno
Senza volerlo
È una perfidia senza pari:
Restare
E non esserci più.
Una stanza vuota
Gocce di pioggia
Accarezzano i vetri
Sfumati dalla polvere.
Ricordo i tuoi occhi,
lucidi,
mentre seguivi
le mie parole caotiche.
Il tuo sguardo
Restava sospeso
Nell’aria,
e le lacrime
scendevano sul volto.
Poi il temporale:
squarcia il cielo
con un lampo breve.
Ritorna la sensazione
Respirata quel giorno,
quando, a gran voce,
in una stanza vuota,
ti dissi addio.